The miracle attributed to the intercession of Sr Irene Stefani MC

The miracle attributed to the intercession of Sister Irene Stefani is the multiplication of the water of the baptismal font of the parish church of Nipepe (Diocese of Lichinga, Niassa, Mozambique), which served catechists from different parishes of the diocese, gathered for a training course together with the parish priest, Father Giuseppe Frizzi IMC. 
They had remained segregated in the church of Nipepe, together with other people of the area who took refuge there, due to the belligerence between the two factions Frelimo and Renamo, who sowed destruction and death. It is about 260 people, including many children running around in the church in the hottest period of the year, January 1989. 
Sister Irene's intercession was invoked and there was enough water for all the refugees in the church for three and a half days, and not just for drinking, but also to cool off from the sweat and also to wash a baby girl born on that occasion and called Irene. 
There was no possibility to provide themselves with water and the catechist Bernardo gave them permission to use than the baptismal font, which they would never have dared to touch.  
It is a font dug in a tree trunk, with numerous cracks, so much water was leaking. At the end of their segregation, the head of the parish, P. Frizzi, noticed that the floor was very wet around the baptistery. Astonished, he was informed by the people of what had happened. 
The engineers have estimated that at the beginning of imprisonment should not be more than four, maximum six liters of water in the dugout. Sister Irene was the only one invoked every day for the salvation of catechists. The witnesses continue to repeat, in various ways: "For we are saved through the intercession of Sister Irene", "She has listened to us and helped"; "Irene was the mother to do the miracle" ...

Italiano
Venne quindi preso in considerazione il miracolo attribuito alla intercessione di Suor Irene Stefani. 
Si tratta della moltiplicazione dell’acqua del fonte battesimale della chiesa parrocchiale di Nipepe (Diocesi di Lichinga, Niassa, Mozambico), di cui si servirono i catechisti di varie parrocchie della diocesi, riuniti per un corso formativo assieme al Parroco, P. Giuseppe Frizzi IMC, e rimasti segregati nella chiesa di Nipepe, nella quale accorsero anche persone del paese, a causa della belligeranza tra le due fazioni Frelimo e Renamo, che seminavano devastazione e morte. Si tratta di circa 260 persone, inclusi molti bambini che scorrazzavano nella chiesa nel periodo più caldo dell’anno, gennaio 1989. 
Fu invocata Suor Irene e si ebbe acqua sufficiente per tutti i rifugiati in chiesa per tre giorni e mezzo, e non solo per bere, ma pure per rinfrescarsi dal sudore e anche per lavare una bambina nata in quella circostanza e chiamata Irene. Non vi era nessun’altra possibilità di fornirsi di acqua e il catechista Bernardo diede il permesso di servirsi di quella del fonte battesimale, che essi, dicono gli interessati, non avrebbero mai avuto l’ardire di toccare. 
Si tratta di un fonte battesimale scavato in un tronco di albero, con numerose crepe, per cui perdeva molta acqua. Alla fine della segregazione, il responsabile della parrocchia, P. Frizzi, si accorse che il pavimento attorno al battistero era molto bagnato. Stupito, fu informato dalla gente di quanto era avvenuto. I tecnici hanno valutato che all’inizio della prigionia non dovevano esserci più di quattro, al massimo sei, litri di acqua nel tronco scavato. Suor Irene, e solo lei venne invocata ogni giorno per la salvezza dei catechisti. 
I testimoni presenti continuano a ripetete, in vari modi: “Per intercessione di Suor Irene siamo salvi”, “Lei ci ha ascoltato e aiutato”; “è stata madre Irene a fare il miracolo”, e così via.

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